Vesuvio, ci sono rischi di eruzione?

VESUVIOCan che abbaia non morde, così recita il vecchio adagio, ma se questo è vero, si farebbe bene a preoccuparsi del nostro Vesuvio.
Il vulcano non “abbaia” da tanto tempo, era il 1944 quando l’epifania portò cenere e lapilli su tutto il territorio e fenomeni di natura effusiva per quasi due mesi. Il fenomeno inizia il 12 agosto del 1943 con l’apertura di una bocca di fuoriuscita, la situazione peggiora e la bocca determina il crollo del conetto, ciò provoca vere e proprie esplosioni di materiale lavico fino al 23 febbraio dell’anno successivo.
Adesso nascono molti dubbi in merito alla possibilità di una nuova eruzione e ci sono diversi problemi correlati alla determinazione dell’ubicazione dell’eventuale bocca di emissione del materiale lavico. Queste sono le dichiarazioni di Mauro Rosi, vicepresidente della Commissione Grandi Rischi e membro della commissione che ha lavorato sui campi flegrei. Le prospettive non sono delle migliori, ma è meglio prevenire che curare, quindi sarebbe del tutto inutile, come dice Rosi, fingere che il problema non esista; meglio essere consapevoli dei rischi e prepararsi a ogni eventualità.
Generare caos e falsi allarmismi non è di certa la scelta migliore, soprattutto in una realtà disorganizzata come quella partenopea. Di fatto però sarebbe opportuno educare la popolazione al rischio e farlo in modo chiaro e capillare, onde evitare una nuova Pompei, quando e se la nostra montagna deciderà di svegliarsi.

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