Napoli scende in piazza: dal mandolino alla “cucchiarella”

mostra-162Ottobre 2012: Napoli in subbuglio.

Dinamismo di Rivoluzione.

E’ sin dalla mattina di mercoledì 24 ottobre che lavoratori, ragazzi, studenti e persino mamme con bambini scendono in piazza, attraversando strade trafficate, bloccando la circolazione e facendo sentire la propria voce.

Frotte di persone camminano, corrono, urlano, usano i giubbini catarifrangenti per farsi vedere ed i megafoni per amplificare la loro voce: proprio quella voce che il Governo e chiunque abbia potere decisionale, NON VUOLE ascoltare.

Sulle loro bocche due parole chiave: lavoro, cibo.
Nei loro occhi la rabbia e il dispiacere di chi VORREBBE MA NON PUO’.

Lavoratori non più definibili tali, studenti che ogni giorno perdono diritti in cambio di oneri, mamme con bambini che chiedono garanzie per la loro famiglia…

Questi e molti altri i “personaggi” che hanno animato le strade di Partenope nella mattinata e nel pomeriggio di quest’assolata giornata ottobrina in un mese che, ironia della sorte, richiama alla mente la famosa Rivoluzione d’ottobre.

Ma torniamo a noi…

“Personaggi” dicevamo… un termine volutamente utilizzato per definire coloro che non si sentono più persone, ma burattini in mano ad un’ “élitocrazia” troppo distante dalla realtà, dai veri problemi, da chi il salario, la spesa, la vita deve SUDARSELI, tanto più se ci troviamo nel famoso “paese do’ SOLE”.

“Personaggi” sempre più incanalati, forzatamente quanto celatamente, in logiche consumistiche che più non reggono, nonché in un capitalismo che non trova più le basi del proprio essere.

“Personaggi in cerca d’autore”, per dirla alla Pirandelliana, che vogliono, chiedono, pretendono un aiuto da chi di DOVERE (ma soprattutto da chi lo DEVE PER altrui DIRITTO).

E’ così che, nel trambusto, compare una pentola con tanto di fiamme, manici e coperchio, trascinata su rotelle…

E’ proprio essa che guida le masse… a simbolo della NECESSITA’ del bene di PRIMA NECESSITA’, come recitano le frasi che vi sono sopra scritte:
“Nun putimm chiù magnà, o’ lavoro ce avità dà. Banchi Nuovi”.

Asserzioni ricche di significato, di dialetto, di identità di un popolo che non ne riconosce più una propria all’interno di un sistema “egoista” e “FAMELICO” mentre c’è chi ha semplicemente FAME.

La fiamma sotto la pentola… Uno dei simboli più semplici e allo stesso tempo più ricchi di significato per il popolo napoletano e meridionale in generale: tutti sanno, infatti, che il calore è vita.

La pentola stessa: espressione di una produzione territoriale e di un consumo che si stanno sempre più affievolendo, nonché estrinsecazione dell’ ESSENZIALE, laddove il termine “essenza” racchiude e la propria “radice” e la propria “necessità” di alimentarsi, produrre, essere, vivere.

E’ per l’appunto la voglia di vivere che trapela attraverso le parole e le grida dei manifestanti e che trova ulteriore sfogo battendo la tipica “cucchiarella” napoletana contro piatti e stoviglie varie, a simbolo di una mensa che non c’è.
Da sempre la “cucchiarella” è strumento polivalente…

Nell’immaginario comune in mano alle mamme, alle massaie, alle cuoche, alle donne del focolare, alle Donne con la “D” maiuscola che hanno sempre difeso la propria famiglia, facendosi carico di tante responsabilità.

L’ identica “cucchiarella” che si usava (e qualche genitore forse ancora usa) come “deterrente” per rimproverare i propri figli…

Alla stessa stregua, oggi le mamme, le nonne, le Donne …vogliono “rimproverare” ai Governi di non poter più mescolare il famoso ragù la domenica…

Di solito, infatti, la cucchiarella di legno si poggia sul bordo e sopra il coperchio della pentola, divenendone un “completamento fondamentale” a voler usare un palese ossimoro.

E’ così che il legno della dura “cucchiarella” si fa sentire per tornare alle funzioni basilari che le sono state tolte:

uno “Strumento” appartenente alla tradizione, quindi, tradizione che, in questo caso, sembra far rima con mobilitazione e rivoluzione…

E’ infatti con esso che si cucina; è con esso che si mangia; è con esso che si educa… Ed è probabilmente con esso che si vorrebbero rincorrere i politici come si usava fare una volta con i figli… Solo che con i figli ci si fermava alla cosiddetta “mossa”, per dirla alla napoletana, mentre con quei “Signori”, qualcuno, molto volentieri, andrebbe oltre.

A suon di pentole, coperchi, mestoli, scolapasta, stoviglie ed utensili vari, il corteo attraversa il Corso Umberto e si spinge fino a Piazza Plebiscito, dove ne invoca uno nuovo (di plebiscito), sperando abbia maggiori riscontri positivi di quello del lontano 1860.

Così Napoli:

uno tra i luoghi più romantici al mondo, ma anche tra i più rivoluzionari, combattivi e indipendenti: basti pensare alle 4 giornate del 1943, grazie alle quali la Città si liberò dal nazismo ed ottenne il conferimento della medaglia d’oro al valor militare.

Val dunque la pena ricordare la bivalenza dell’ Ex-Capitale che sa essere così DOLCE quando SUSSURRA parole d’amore utilizzando lo STRUMENTO del MANDOLINO ma, allo stesso tempo, così D’ACCIAIO, quando GRIDA con ogni MEZZO a sua disposizione per fare FUOCO e FIAMME, mentre di certo più di qualcosa bolle in PENTOLA …

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